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La Repubblica italiana riconosce il giorno 27
gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della
Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico),
le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani
che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che,
anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio,
ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i
perseguitati.
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Il Giorno della Memoria, che il 27 gennaio del 2011 celebriamo per
l’undicesima volta, è stato istituito per non dimenticare la Shoah e le altre
vittime dei crimini nazisti, monito affinchè quanto avvenuto non si ripeta mai
più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo. Ma la strada verso la giustizia e la pace è ancora lunga: basta guardare a
quante guerre e persecuzioni sono ancora in atto in ogni continente del mondo.
Occorre proprio l'impegno di tutti noi. La scuola, in occasione di tali
ricorrenze, organizzerà varie attività che coinvolgeranno tutti gli ordini e
gradi di scuola presenti nell’Istituto.
Tali attività verranno svolte in aula secondo il programma che sarà proposto
dai docenti dei vari plessi e con l’uscita didattica a Ferramonti di Tarsia. |

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Visitatore, osserva le
vestigia di questo campo e medita: da qualunque Paese tu venga, tu non sei un
estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata
inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim
valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui ha visto qui
le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai”. Primo Levi |
Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di
parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con
intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo.
Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è
pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i
capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci
capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo
trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora
di noi, di noi quali eravamo, rimanga. Primo Levi, Da
“Se questo è un uomo” |
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Gazzetta del
Sud
27
Gennaio 2006
Un giorno per non dimenticare
- GUARDAVALLE - Shoah,
olocausto, genocidio: termini che rievocano in tutta la loro crudeltà il
periodo più orribile della storia che l'uomo possa ricordare nel quale si è
consumato lo sterminio di circa sei milioni di uomini, donne e bambini ebrei
nel totale silenzio assordante.
- Un intero popolo spazzato
via sulla scia della «soluzione finale» escogitata da Hitler: un progetto
tanto folle quanto spaventosamente lucido realizzato durante la seconda guerra
mondiale.
- II 27 gennaio, ormai da
alcuni anni, si celebra « il giorno della memoria »: una data per ricordare
il massacro di un'intera etnia (cui si vanno ad aggiungere omosessuali,
handicappati, zingari) «colpevole» di essere inferiore a una fantomatica
«razza ariana» e per questo perseguitata ed eliminata nei lager. Una data simbolica quella del 27 gennaio:
nel 1945, infatti, le avanguardie delle truppe sovietiche raggiunsero e liberarono
il campo di concentramento di Auschwitz. Ricordare perché non accada più: è
questo il senso della giornata nella quale in gran parte del mondo occidentale
vengono commemorate le vittime dei campi di concentramento nazisti.
- E anche l'Istituto comprensivo
«Aldo Moro» di Guardavalle quest'anno ha voluto dedicare al tema tre giornate
con incontri e dibattiti culturali, appuntamenti teatrali e mostre fotografiche
sotto la direzione del dirigente Alfredo Lancellotti e rivolto agli alunni
delle terze medie.
- Momento particolarmente
intenso quello che si è svolto mercoledì scorso nella sala parrocchiale di
Guardavalle Marina dove i ragazzi hanno incontrato Francesco Kostner, autore
del libro «55998 campo di concentramento di Dortmund». All'incontro,
coordinato dal prof. Valentino Ussia e introdotto dal prof. Lancellotti, hanno
presenziato oltre ai ragazzi, i genitori e il corpo docente, i parroci Angelo
Comito e Roberto Celia e il comandante della Stazione dei Carabinieri Giuseppe
Zappalà.
- Il romanzo si ispira alla
drammatica storia di un carabiniere calabrese di Amantea, Umberto De Luca che
ripercorre l'indelebile e tragica esperienza del campo di concentramento di Dortmund,
in Germania, nel quale fu deportato. Dortmund, Auschwitz, Birkenau,
Flossembur: sono solo alcune delle città tristemente note la cui sinistra
fama, che ancora oggi conservano, si rifà al fatto di essere state meta
indesiderata del viaggio della morte.
- «Attraverso il racconto della ferocia é delle atrocità
della guerra, « il libro invita alla tolleranza e alla pace» ha affermato Lancellotti.
«È importante che i giovani conoscano gli avvenimenti storici».
- L'autore del racconto ha detto che la guerra non può, né
deve essere la soluzione dei problemi.
- « L’avvenuto, quindi può accadere di
nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire » : è il messaggio del
più famoso testimone italiano dell'olocausto, Primo Levi che sottolinea come,
« pur rischiando di apparire anacronistici e di non essere scoltati »,
parlare ai giovani dell'esperienza di cui i sopravvissuti sono stati testimoni
sia un dovere. Come un dovere è ricordare per far sì che questo drammatico momento
non diventi una triste leggenda passata, narrata nei testi di storia, ma rimanga
monito nel presente a tutela del futuro».
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Francesco
A. Vetrano
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